Serve un protocollo igienico scritto?
Dipende da dove lavori, perché in Italia molte regole per queste attività le fissano Regioni e Comuni. Per l'estetista la legge 1/1990 (art. 5) affida alle Regioni la programmazione dell'attività e ai Comuni i regolamenti; per l'acconciatore la legge 174/2005 (art. 4) affida la disciplina dell'attività alle Regioni. Alcune Regioni chiedono protocolli scritti: in Friuli Venezia Giulia, per esempio, il regolamento su tatuaggio e piercing (DPReg 64/2014) li elenca tra i documenti da tenere in sede. Quali regole valgono per te te lo dicono il SUAP del tuo Comune e l'ASL.
Cosa ci va dentro
Il modello copre, per ogni area, cosa fare, quando, con cosa e chi se ne occupa: igiene delle mani, pulizia e disinfezione di superfici e strumenti, sterilizzazione, aghi e taglienti, rifiuti, materiale di consumo e ferite. Sono gli stessi temi dei protocolli scritti che elencano, per esempio, le linee guida regionali del Friuli Venezia Giulia per l'estetista: igiene degli addetti, sanificazione e disinfezione, sterilizzazione degli strumenti. Prodotti, concentrazioni e tempi di contatto li prendi dall'etichetta dei tuoi prodotti.
Appenderlo, rivederlo, spiegarlo al team
Un protocollo serve solo se il team lo conosce. Appendilo dove si lavora, spiegalo a chi entra nella squadra e rivedilo quando cambiano prodotti, apparecchi o trattamenti. Dove le regole chiedono documenti scritti, tienili pronti per i controlli: le linee guida del Friuli Venezia Giulia per l'estetista, per esempio, vogliono che la documentazione sia a disposizione degli organi di vigilanza. La riga in fondo al protocollo registra quando l'hai rivisto l'ultima volta. Il nostro articolo sull'igiene nel salone di parrucchiere mostra come legare ogni compito a un momento preciso (dopo ogni cliente, a fine turno, una volta a settimana) perché il protocollo regga anche in un sabato pieno.
Contenuti verificati il 25/09/2026