Dove va il listino
In Italia il listino lo regola soprattutto il Comune. La legge 161/1963 (art. 1) obbliga i Comuni a disciplinare con un apposito regolamento le attività di barbiere e di parrucchiere e gli istituti di bellezza, e diversi regolamenti comunali chiedono di esporre le tariffe: quello di Torino, per esempio, vuole esposta in modo visibile nei locali la tabella delle tariffe delle prestazioni praticate (art. 10). Che cosa vale da te, e se la tua Regione aggiunge qualcosa, te lo dice il SUAP del tuo Comune. In tutta Italia vale poi l'art. 31 del decreto legislativo 59/2010: chi presta un servizio fornisce il prezzo, se lo ha predefinito per quel tipo di servizio, in modo chiaro e in tempo utile prima del contratto o comunque prima della prestazione, e tra i modi ammessi c'è renderlo facilmente accessibile sul luogo della prestazione. Un listino all'accoglienza fa esattamente questo; per la vetrina c'è l'opzione a caratteri grandi. In Svizzera l'ordinanza sull'indicazione dei prezzi (OIP) nomina all'art. 10 cpv. 1 i saloni da parrucchiere e gli istituti di bellezza e cure del corpo; per l'art. 11 le loro liste dei prezzi devono essere di facile consultazione e agevolmente leggibili e indicare il genere e l'unità della prestazione a cui si riferisce il prezzo. Per l'Italia, la nostra guida all'esposizione dei prezzi in salone spiega il resto, dai prezzi IVA compresa alla pagina di prenotazione online.
Prezzi finali, e prezzi «da» che reggono
Quando un cliente vede un servizio con il suo prezzo e può decidere di prenotarlo, il codice del consumo parla di invito all'acquisto (art. 18) e considera informazione rilevante il prezzo comprensivo delle imposte (art. 22, comma 4). Se applichi l'IVA, quindi, i prezzi del listino la comprendono, e un supplemento che pagano tutti fa già parte del prezzo, quindi va dentro la cifra. Se la natura del servizio non permette di calcolare ragionevolmente il prezzo in anticipo, lo stesso articolo chiede di indicare le modalità di calcolo del prezzo, e l'art. 31 del decreto legislativo 59/2010 chiede, su richiesta del cliente, il metodo di calcolo o un preventivo sufficientemente dettagliato. Per questo, appena segni un prezzo con «da», in cima al listino compare una riga che dice da che cosa dipende, grande quanto i prezzi. In Svizzera l'art. 10 OIP chiede il prezzo effettivamente da pagare, in franchi svizzeri, con dentro le tasse pubbliche e i supplementi non facoltativi. Fai in modo che ogni prezzo «da» sia un prezzo che un cliente reale può davvero prenotare.
Prima che un prezzo finisca sul listino
Un prezzo in vetrina è il prezzo che i clienti si aspettano di pagare, quindi calcolalo prima di stamparlo: dal tuo costo orario, dal tempo che richiede il servizio e dal prodotto che consuma. E chiama i servizi con il nome del lavoro, non del cliente. «Taglio, capelli corti» e «Taglio, capelli lunghi» dicono da che cosa dipende il prezzo, mentre un listino con prezzi da donna e da uomo invita a chiedersi perché lo stesso lavoro costi di più a qualcuno. Il calcolatore dei prezzi per saloni fa questo conto con te, settore per settore.
Contenuti verificati il 26/09/2026