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Come calcolare i prezzi del parrucchiere: ore, colore e listino

Come calcolare i prezzi del parrucchiere: ore, colore e listino

9 min di lettura

Il prezzo di un colore o di una piega non si copia dalla vetrina del salone accanto: si ricava dai tuoi costi, dalle tue ore e dai grammi che finiscono nella ciotola. Chi fa questo conto una volta scopre quali servizi mantengono il salone e quali lo costringono a lavorare quasi gratis.

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Un listino nato per imitazione regge finché i costi restano fermi. Si guarda la via, si toglie qualche euro per attirare gente o se ne aggiunge qualcuno per sembrare più curati, e per un po' va bene. Poi l'affitto sale, il fornitore di colore rivede il suo listino, entra una collaboratrice, e nessuno sa più quale prezzo copre che cosa.

Questa guida percorre il calcolo in cinque passi: le ore che puoi davvero vendere, quanto deve rendere ciascuna di esse, il materiale del colore misurato con la bilancia, arrotondamenti e IVA, e infine il momento di aumentare. Prezzi di mercato qui non ne trovi: i numeri li metti tu, il metodo è lo stesso per ogni salone.

1. Ore pagate e ore vendibili: da dove parte il conto

Ogni calcolo di prezzo è una divisione, e l'errore sta quasi sempre nel divisore. Non contano le ore in cui il salone resta aperto, e nemmeno le ore che paghi a te e al team: contano le ore in cui qualcuno siede in poltrona per un servizio che verrà pagato. Sono le ore vendibili, o produttive.

Fra le ore pagate e quelle vendibili si nasconde una giornata intera di tempi che nessun cliente vede: apertura e chiusura, pulizia delle postazioni, preparazione dei colori, ordini e inventario, buchi fra un appuntamento e l'altro, disdette arrivate troppo tardi per rioccupare il posto, formazione, telefono. Per misurarle non serve un programma. Prendi quattro settimane normali dell'agenda, somma la durata degli appuntamenti davvero svolti e confrontala con le ore di presenza di ciascuno. Il rapporto fra i due numeri è il tuo tasso di produttività, e vale la pena calcolarlo per persona, perché raramente è uguale per tutti.

Due avvertenze. Il sabato pieno inganna: nessun mese è fatto solo di sabati, quindi usa settimane intere, con i martedì lenti compresi. E agosto, le feste, le malattie tolgono ore vendibili ma non tolgono l'affitto. Se il salone chiude qualche settimana l'anno, calcola le ore vendibili su dodici mesi e dividi per dodici, invece di prendere un mese buono e moltiplicarlo.

Un listino giusto non è il più basso della via: è quello che puoi ripetere ogni giorno senza rimetterci.

2. Quanto deve rendere un'ora produttiva

Con le ore vendibili in mano, somma tutto ciò che il salone paga in un mese anche quando le postazioni sono vuote: affitto e spese condominiali, energia e acqua calda, contributi, stipendi con i relativi oneri, commercialista, assicurazione, software, lavanderia, manutenzione di phon e lavatesta, rate dell'arredo. Aggiungi il compenso che vuoi riconoscere a te come titolare: se resta fuori dal conto, il listino lo paga con le tue ore di lavoro gratuito.

La formula sta in una riga:

valore di un'ora produttiva = (costi fissi del mese + compenso del titolare) ÷ ore vendibili del mese

Esempio di calcolo, con numeri tondi scelti solo per mostrare il meccanismo e non presi dal mercato: se costi e compenso fanno 6.000 euro al mese e le ore vendibili di tutto il salone sono 200, ogni ora con un cliente in poltrona deve portare almeno 30 euro prima del materiale. Con gli stessi costi e 150 ore vendibili ne servirebbero 40. È il modo più diretto per vedere perché un'agenda piena di buchi rende caro ogni servizio.

A questo valore si aggiunge un margine, cioè la parte che resta per imprevisti, strumenti nuovi, corsi e per gli anni in cui il fatturato scende. Fissalo come percentuale e tienilo uguale su tutto il listino, così i confronti fra un servizio e l'altro restano onesti.

Per fare questi conti con i tuoi numeri: il calcolatore dei prezzi per parrucchieri segue lo stesso percorso, dal costo di un'ora alla durata del servizio, al materiale, al ricarico di utile e all'IVA, e ti mostra il prezzo che ne risulta.

3. Colore, ossidante e capelli lunghi: il materiale pesato

Nel taglio il materiale pesa poco; nel colore pesa eccome, e cambia da una testa all'altra. Lo strumento affidabile è la bilancia. Dalle fatture del fornitore ricavi il costo al grammo del colore, cioè il prezzo del tubo diviso per i grammi che contiene, e il costo al millilitro dell'ossidante. Poi pesi la ciotola a ogni servizio, nel rapporto di miscelazione indicato dal produttore, e annoti le quantità nella scheda del cliente: servono al prezzo e al prossimo colore.

Dopo qualche settimana di pesate emergono schemi chiari. Una ricrescita corta usa una quantità abbastanza stabile; un colore pieno su capelli lunghi e folti può richiederne un multiplo; una schiaritura seguita da tonalizzante aggiunge un secondo prodotto e un secondo tempo di posa. A queste quantità si sommano shampoo, maschera, trattamenti protettivi durante la decolorazione, cartine o stagnola per le mèches, guanti e il lavaggio degli asciugamani.

Da qui nascono i supplementi, e conviene legarli a ciò che si misura. Un supplemento per capelli lunghi o molto folti è giusto quando corrisponde a grammi e minuti in più, non quando serve solo ad alzare lo scontrino: scrivi nel listino da quale lunghezza parte, per esempio oltre le spalle, e che cosa copre. Lo stesso criterio risolve anche un'altra domanda. Se il tuo listino divide ancora i servizi in «donna» e «uomo», prova a sostituire quelle etichette con lunghezza, tecnica e durata: un taglio corto e veloce costa uguale chiunque lo chieda, e il listino si spiega da solo.

Resta il tempo di posa. Se in quei minuti lavori davvero su un altro cliente, nel prezzo del colore bastano il lavoro attivo e una quota per la postazione occupata; se invece durante la posa resti senza lavoro perché l'agenda non incastra nulla, quel tempo va contato per intero. Il ragionamento su materiale che si vede e tempo che non si vede è lo stesso che trovi applicato alle unghie in prezzi, materiale e nail art nel centro unghie.

4. Arrotondare, esporre il listino e fare i conti con l'IVA

Il calcolo produce numeri scomodi, con i centesimi; il listino no. Arrotonda sempre verso l'alto, a un euro intero o a una cifra tonda, e usa la stessa regola per tutte le righe. Un prezzo pieno comunica un mestiere, mentre i finali in ,90 appartengono più allo scaffale che alla poltrona. Per i servizi che variano davvero, come colore e schiariture, la formula «da … euro» è onesta solo se accanto dici da che cosa dipende la differenza: lunghezza, quantità di prodotto, tempo.

Il listino va anche tenuto in vista. Le regole di dettaglio stanno nei regolamenti comunali: lo schema tipo che la Regione Veneto ha proposto ai Comuni con la DGR 1682/2022, per esempio, vuole il prezzo di ciascun servizio esposto al pubblico nei locali del salone. Che cosa preveda il tuo Comune te lo dice il SUAP. E se lo stesso listino compare sul sito o sulla pagina di prenotazione, deve dire le stesse cose di quello appeso in salone.

Poi c'è l'IVA, che decide quanto di ogni prezzo resta davvero al salone. Nel regime forfettario, spiega l'Agenzia delle Entrate, i contribuenti «non addebitano l'Iva in fattura ai propri clienti né detraggono l'imposta assolta sugli acquisti»: il prezzo esposto è tutto ricavo. Nel regime ordinario il prezzo pagato dal cliente privato contiene l'imposta; con l'aliquota ordinaria, che l'articolo 16 del DPR 633/1972 fissa al 22%, circa il 18% dell'incasso è imposta da versare, al netto dell'IVA sugli acquisti, che in questo regime diventa detraibile. Dal 2027 la norma passa nel nuovo testo unico IVA; quale aliquota valga per ogni servizio e prodotto che vendi te lo conferma il commercialista.

Il cambio di regime è quindi anche una questione di listino. Secondo l'Agenzia delle Entrate, al forfettario accede chi nell'anno precedente, fra le altre condizioni, ha conseguito ricavi non superiori a 85.000 euro e ha sostenuto non più di 20.000 euro lordi di spese per dipendenti e collaboratori; chi nel corso dell'anno supera i 100.000 euro di ricavi ne esce subito, con l'IVA dovuta a partire dall'operazione che fa superare il limite. Se ti avvicini a quelle cifre, decidi con il commercialista, prima di arrivarci, se il listino assorbirà l'imposta o se la faranno pagare i clienti.

5. Quando aumentare i prezzi e come dirlo ai clienti

Rifai il calcolo almeno una volta l'anno e ogni volta che cambia un numero grande: un nuovo contratto d'affitto, un aumento del fornitore, una persona in più nel team, un corso che ti permette di offrire una tecnica nuova. Tre segnali dicono che il prezzo è rimasto indietro: il valore dell'ora ricalcolato supera quello su cui era costruito il listino; l'agenda è piena per settimane e chi telefona non trova posto; alcuni colori, rifatti con la bilancia, non coprono più il materiale.

Un aumento si annuncia prima di applicarlo, con una data precisa e poche parole. Un cartello alla cassa e una riga nella conferma dell'appuntamento bastano: dal giorno tale il listino cambia, perché sono cresciuti i costi del salone e dei prodotti. Non serve scusarsi né spiegare ogni voce. Gli appuntamenti fissati prima dell'annuncio conviene rispettarli al prezzo vecchio: costa poco e toglie ogni discussione. Tutto il team deve dare la stessa risposta a chi chiede, altrimenti ogni poltrona diventa una trattativa.

Meglio ritocchi piccoli e regolari che un salto dopo anni di immobilità: un ritocco annuale si spiega in una frase, un salto richiede un discorso. E se un servizio, anche al prezzo giusto, non trova clienti, forse non va rincarato ma ripensato o tolto dal listino.

Il listino nuovo deve valere ovunque il cliente lo legge: in salone, sul sito, sulla pagina di prenotazione. Per quest'ultima Salon Wizard è una delle possibilità, con prenotazione online, scheda cliente con lo storico degli appuntamenti e promemoria automatici via e-mail; non incassa pagamenti e non sostituisce la cassa.

Per calcolare i prezzi del parrucchiere conta prima le ore vendibili, non quelle di apertura; dividi per quelle ore i costi del mese e il tuo compenso, poi aggiungi a ogni servizio il materiale pesato e un margine fisso. Arrotonda verso l'alto, spiega i supplementi con lunghezza e tempo, tieni d'occhio IVA e regime fiscale, e rivedi il conto ogni anno. Se il salone deve ancora aprire, permessi e costi di avvio sono nella guida su come aprire un salone da parrucchiere.

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